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Jigoro Kano

Il metodo judo nasce da un studio elaborato dal prof. Jigoro Kano che in gioventù praticò con entusiasmo e senza risparmiarsi due diversissime scuole di ju jutsu, la prima Tenshin shin yo ryu di origine civile che dava estrema importanza all’utilizzo dell’energia interiore ( energia che tutti gli esseri umani  possiedono anche se pochi sono in grado di utilizzarla), la seconda Kito Ryu di origine militare che valorizzava il portamento, l’eleganza nell’efficacia del movimento e la preparazione fisica; ma per capire bene l’origine del Judo, è necessario fare un passo indietro e vedere come si sono originate le due scuole madri.

 

Per quanto riguarda la scuola Tenshin shi yo ryu, la leggenda ci narra che, intorno al 1650,  un monaco (Sirobei Akiama), non soddisfatto delle proprie conoscenze circa le tecniche di autodifesa che doveva utilizzare per difendersi dai predoni nel suo itinerare di villaggio in villaggio, si ritirò presso il tempio di Daifazu. Qui, raccolto in meditazione, aspettò che  dio Tayunin  gli rivelasse come elaborare un metodo che lo rendesse invincibile, e l’ispirazione arrivò:  una grande nevicata  ruppe i rami delle piante più robuste appesantite dal peso della neve, mentre un esile salice, flettendosi, riuscì a scaricare la neve in terra e  a non soccombere ad essa. Osservando questo fenomeno naturale, il monaco capì che bisognava mettere a punto un metodo che si opponesse solo momentaneamente alla forza dell’avversario per poi cedere di schianto. Con questa teoria di base e conoscenze acquisite successivamente in Cina, fondò la Yoshin ryu ( scuola del cuore del salice) che poi negli anni sucessivi, grazie ad interventi  di altri insegnanti, ed in particolare Iso Matauemon diventò Tenshin shin yo ryu (scuola del cuore e dello spirito del salice). Questa scuola primeggiava sulle altre per le tecniche di katame waza (tecniche di controllo) e pugni e calci.

 

La seconda scuola madre del judo è la Kito Ryu (luce ed ombra), essa prende origine sempre intorno alla metà del 1600 da tre samurai che ebbero modo di ascoltare un nobile cinese presso un tempio di Edo che parlava di Kempo (arte marziale cinese); ne furono affascinati e chiesero al nobile di poter diventare suoi allievi, così facendo arricchirono il loro bagaglio tecnico e, dopo i  numerosi passaggi da maestri ad allievi  in cui ognuno apportava le proprie conoscenze,  nacque Kito Ryu, scuola che prevaleva sulle altre per il Nage Waza (tecniche di lancio).

 

Nel 1860 nasce  a Micage, presso Kobe, Jigoro Kano, ragazzo molto esile  nel corpo ma dotato di incredibile forza di volontà e di una vivissima intelligenza superiore alla media.In quel periodo storico il Giappone era proiettato verso uno stile di vita molto moderno e considerava tutto ciò che era tradizione qualcosa di vecchio e da dimenticare; Kano aveva sentito parlare di tecniche attraverso le quali un piccolo poteva battere uno più prestante di lui fisicamente ma la sua famiglia (ricca e appartenente alla piccola nobiltà locale) considerava disdicevole che il proprio figlio frequentasse persone che ormai erano costrette quasi a mendicare e per sopravvivere vendevano la loro arte in spettacoli o combattimenti prestabiliti,  così per rafforzare il proprio fisico si dedicò all’alpinismo ed al base-bool, ma con scarsi risultati.

La  Kaisei Base-, società di base-bool è stata la prima società  Giapponese di questo sport, è tutt’ora esistente e fu fondata da Jigoro Kano.

 

Il miracolo Judo iniziò quando il giovane Jigoro passò all’università frequentata per lo più da figli di ex samurai,  in questa scuola, la forza fisica e la conoscenza di tecniche di combattimento nelle relazioni sociali aveva una grossa importanza; per questo motivo  Kano era spesso oggetto  di scherzi o episodi di bullismo da parte degli altri, cosa inaccettabile per un carattere orgoglioso ed irascibile come il suo, quindi decise di frequentare una scuola di  ju jutsu per potersi difendere.

Dopo alcune vicissitudini fu presentato al Maestro Fukuda, caposcuola in quel momento di Tenshin shin yo ryu, che lo accettò come allievo. Subito  rivelò  la sua forza di volontà e determinazione nel raggiungere gli obiettivi che si era prefissato anche se il Maestro Fukuda lo sottoponeva ad allenamenti estremamente duri e, quando chiedeva spiegazioni ,il maestro, invece di spiegargli gli esercizi,  eseguiva su di lui la tecnica richiesta innumerevoli volte. Kano racconta che spesso la sera, quando rientrava, doveva appoggiarsi ai muri delle case o a qualsiasi altra cosa per sostenersi tanto era stanco, in più era costretto a cospargersi il corpo con pomate maleodoranti ed unguenti vari che lo aiutassero ad assorbire i vari ematomi, e questo gli complicava la vita sociale, in quanto nessuno lo voleva come compagno di banco.

La sua dedizione alla disciplina fu comunque così devota che il Maestro Fukuda, prima di morire, gli consegnò i Densho (i libri contenenti segreti della scuola e che potevano essere rivelati solo all’allievo o agli allievi in grado di farla progredire).

Successivamente Kano ebbe come insegnante Iso Masamoto Figlio del fondatore della scuola, ma questi era ormai troppo vecchio e poco dopo morì. Kano dirà poi che in tutta la sua vita non ebbe mai più l’occasione di incontrare un tecnico così abile.

 

A questo punto Jigoro Kano ancora giovanissimo ma dichiarato esperto di Tenshin sin yo ryu, si mise alla ricerca di un altro insegnante e lo trovò in Likubo Tshunetoshi che aveva visto durante alcuni allenamenti collettivi che si svolgevano periodicamente a Tokio ai quali partecipavano tutti quelli che praticavano un qualsiasi tipo di ju jutsu.

Questo gigante (si dice fosse alto quasi 2 metri) era fortissimo ed  imbattibile con una tecnica elegante e raffinatissima; troppo serio e nobile di pensiero per prendersi gioco degli altri, egli era un ex samurai allievo di Takenaka, guardia del corpo dello Shogun.

Il suo metodo era Kito Ryu ramo Takenaka ed accettò Jigoro Kano  come allievo.

 

Erano tempi difficilissimi per il giovane Kano, la famiglia, appreso che si era dedicato allo studio del ju jutsu, gli aveva tagliato i finanziamenti e lui, oltre a studiare ( a quei tempi di libri c’nerano pochi per cui gli studenti che erano costretti a passarseli e lui ne aveva a disposizione uno dalle due alle tre di notte ed era costretto quindi a studiare a lume di candela) per mantenere se e il proprio servo e pagare l’affitto di due stanze che aveva preso per poter prendere lezioni di Kito Ryu, traduceva testi in inglese, lingua nella quale risultava particolarmente abile.

Il rapporto con il Maestro Likubo fu estremamente proficuo, egli oltre a trasmettergli eleganza tecnica, riuscì a spiegare a Kano i valori della tradizione e che se si volevano salvare bisognava trasformarli in un metodo educativo per la gioventù giapponese.

 

In seguito poi ad una particolare intuizione di Jigoro Kano ( la scoperta degli squilibri) che gli permise di non essere più battuto dal Maestro Likubo ma anzi di riuscire a batterlo, ricevette da lui la Trasmissione, episodio che Kano così racconta “ il Maestro mi consegnò le reliquie della scuola, probabilmente il suo costume per la pratica e la cintura, da quel momento non so cosa mi sia successo io mi sono sentito un altro: calmo, sicuro di me ……..”

 

Ora approfittando di una legge imperiale che dava la possibilità a chiunque fosse esperto di due scuole di fonderle e crearne un nuova, Jigoro Kano nel 1882 all’età di 22 anni fondò il Judo Kodokan ( judo = via dell’adattabilità, Kodokan luogo ove si studia la via).

Inizia così una vera e propri rivoluzione culturale,  oltre al programma tecnico in via di formazione, vennero affiancate alcune massime da seguire per chiunque venisse accettato nella scuola: “TUTTI INSIEME PER PROGREDIRE”  “MIGLIOR IMPIEGO DELL’ENERGIA” ed infine l’ obiettivo che poi fu acquisito successivamente anche dal Kendo (via della spada): se prima si insegnava ai giovani come morire ora bisognava insegnare come vivere.

Non si poteva più usare l’akama che era un simbolo di prestigio, ma progettò il Judogi (costume da Judo) copiando la divisa dei marinai giapponesi e tutti dovevano indossarlo così non traspariva nessuna differenza sociale tra i praticanti, il judo era infatti aperto anche alle donne che fino ad allora erano escluse dalle arti marziali giapponesi.

 

Il judo ebbe così, grazie alla sua efficacia e alla ventata di novità che portava,  una larghissima e velocissima diffusione; questo non fece altro che attirare le invidie dei vecchi maestri presenti a Tokio e, nonostante Jigoro Kano fosse contrario, i suoi allievi dovettero affrontare alcune sfide con rappresentanti di altre scuole seguite, a volte, da punizioni inflitte dallo stesso Jigoro Kano perché non avevano saputo controllare il loro orgoglio.

Memorabile rimane la sfida con le altre scuole di ju jutsu guidate dal Maestro Fukuda (omonimo del vecchio maestro di Jigoro Kano) per l’assegnazione dell’appalto dell’insegnamento della difesa personale alla scuola di polizia in cui il judo vinse 15 incontri su 13 e ne pareggiò due.

Tanto si diffuse la fama di questo giovane maestro che, oltre ad importantissimi incarichi ricevuti dall’amministrazione imperiale, (in pratica era il ministro degli esteri giapponese) che lo vedevano spesso in giro per il mondo (si sussurra anche che a volte erano gli invidiosi che lo vedevano volentieri lontano dal Giappone) ebbe l’incarico dal conte Uemura, responsabile del Budokuwai (scuola delle virtù guerriere, paragonabile ai giovani balilla del periodo fascista italiano,  in cui convergevano da tutto il Giappone i migliori giovani) di unificare le scuole di ju jutsu, che erano tante e la cui unica differenza spesso era solo il nome e unicamente per motivi commerciali’, mentre Uemura si sarebbe occupato dell’unificazione delle scuole di spada.

Fu così che nel 1906 sotto la sua direzione, Jigoro Kano riuscì a riunire tutti i più famosi esperti delle più importanti scuole di ju jutsu e presentò i kata del judo che dovevano unificare tutte le scuole di ju jutsu; in verità presentò il nage no kata (forme dei lanci) formulato sulla base dei principi della scuola di Kito che venne accettato in pieno, Katame no kata ( forme del controllo e distribuzione dell’energia) sulla base degli insegnamenti di  Tenshin shin yo ryu al quale furono apportate alcune modifiche in particolare sull’ultima tecnica voluta dal maestro Tanabe di Fusen ryu  che darà in seguito una forte impronta alla lotta al suolo del Judo ed infine presentò Kime no kata (controllo dell’energia) anche questo proveniente dagli studi di Tenshin shi yo ryu, anche se poi questo soggetto ad alcune modifiche furono effettuate sempre sotto il controllo di Jigoro Kano. Non furono invece presentati Ju no Kata (forme della cedevolezza) e Itsutsu no kata (forme dei ciuque) perché ritenuti troppo evoluti e quindi non comprensibili ai più, anche se poi si sa che in segreto  presso il Budokwai venivano  praticati.

 

Di passo in passo il Judo ebbe una diffusione mondiale e anche Jigoro Kano non era favorevole. Sarebbe entrato alle olimpiadi in programma nel 1940 in Giappone, olimpiadi che non si disputarono mai a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale e qui c’è l’episodio dell’oscura morte di Jigoro Kano che ufficialmente è morto di polmonite nel mar Rosso su di un piroscafo  che lo riportava in patria mentre, secondo alcune fonti, sarebbe stato avvelenato dai servizi segreti giapponesi in quanto  contrario alla guerra , la sua opinione avrebbe influenzato parecchio la gioventù giapponese. Dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, il Giappone utilizzò il judo per ripresentarsi al mondo e partecipò quindi alle olimpiadi nel 1964  fecendo da traino a tutte le arti marziali orientali che ora conosciamo. In questo momento storico in cui il judo olimpico ha preso il sopravvento, un esiguo gruppo di praticanti radunati sotto i nomi di Judo Educazione oppure Judo tradizionale cercano di riportare il judo all’origine.

 

«Il Judo ha la natura dell'acqua. L'acqua scorre per raggiungere un livello equilibrato. Non ha forma propria, ma prende quella del recipiente che la contiene. È permanente ed eterna come lo spazio e il tempo. Invisibile allo stato di vapore, ha tuttavia la potenza di spaccare la crosta della terra. Solidificata in un ghiacciaio, ha la durezza della roccia. Rende innumerevoli servigi e la sua utilità non ha limiti. Eccola, turbinante nelle cascate del Niagara, calma nella superficie di un lago, minacciosa in un torrente o dissetante in una fresca sorgente scoperta in un giorno d'estate»

Gunji Koizumi, Shi-han (1886-1964) (8° Dan)

 

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